E' proprio vero, l'Africa cambia le persone ed il Mal d'Africa esiste, da questo viaggio non  si riesce proprio a tornare, ma forse qualcosa di ciascuno di noi è rimasto la, e che ci faccia compagnia il ricordo… in un periodo difficile come questo, dire di avere il “mal d’Africa” sembra una cosa assurda ma è così… è una cosa che ti entra dentro e non ti lascia ma soprattutto non ci sono cure, se non quello di tornare a rivedere i cieli azzurri, i tramonti infuocati e l’infinito spazio.

Il nostro viaggio inizia all’aeroporto di Kilimangiaro, dove si capisce immediatamente di essere arrivati a destinazione; “pole pole” è la parole d’ordine che scandisce le giornate cioè “piano piano” tutto con molta calma, tant’è che per metterci i timbri del visto sul passaporto ci hanno messo circa due ore tra passaporti scomparsi e foto scambiate!!!

All’uscita troviamo i nostri due rangers che ci accolgono con un sorriso meraviglioso e una domanda: dove siete stati fino ad ora?

Il tempo non è dei migliori infatti appena caricato le due jeep 4x4 da 6 posti ciascuna che ci accompagneranno per tutto il viaggio e partiti verso il Nord del Paese, si scatena un temporale incredibile, e leggo sul volto dei compagni di viaggio la delusione e la paura che questo tempo ci perseguiti per tutto l’itinerario, ma come sempre, io, che sono ottimista, e anche fortunata, esordisco dicendo che sicuramente nel primo pomeriggio, all’inizio del primo safari ci sarà il sole. E così è stato da quel pomeriggio fino alla fine del viaggio..!

Dopo un paio di ore di strada usciamo dalla civiltà per iniziare, con un delizioso pic-nic, il primo safari. Dichiarata Patrimonio mondiale dell'UNESCO, l'area protetta di Ngorongoro, in pieno territorio Masai, è spesso descritta come l'ottava meraviglia del mondo. In fondo a questo gigantesco cratere si trova un vero e proprio paradiso terrestre; qui si trova la concentrazione animale più forte del mondo: non passano più di 30 secondi senza vederne uno e ci siamo sorpresi di scoprire di essere rimasti più di sei ore in fondo al cratere. In questo paradiso terrestre ci sono tutti gli animali della savana, a parte le giraffe, che non riescono a scendere le pareti del cratere. Gli elefanti non sono numerosissimi, i leopardi sono rari e abbastanza discreti.

La parte nord del paese è certamente quella più battuta dal turismo, ma non è un caso, infatti in molti conoscono i parchi Ngorongoro e Serengeti, per non parlare del monte Kilimanjaro, la montagna più alta di tutto il continente, che è un antico vulcano coperto da un cappello di nevi perenni che svetta sulla savana a 5.800 metri ed è visibile da grandi distanze.

Il paesaggio toglie davvero il fiato: questa espressione forse è stata proprio coniata nel mezzo di queste pianure senza fine, dove gli animali si muovono liberi e dove si compie una delle più emozionanti migrazioni di tutta la Terra: quella che milioni - letteralmente - di gnu e zebre compiono per seguire le piogge e quindi l’erba verde. Una cosa sconvolgente è l’immensità dell’orizzonte, puoi vedere un temporale in arrivo a decine di chilometri di distanza, oppure le colonne di polvere che migliaia di zoccoli sollevano senza che sia possibile sentirne il rumore.

Assolutamente da vedere sono i due parchi suddetti (lo Ngorongoro ha sia una parte di savana, sia una incredibile area all’interno di un antico cratere, una sorta di paradiso dell’eden dove la vita pullula e si possono vedere anche i rinoceronti, molto rari da queste parti), ma anche i più piccoli Tarangire e Manyara. Il primo unisce ad un paesaggio ondulato una zona paludosa davvero affascinante, mentre il secondo è caratterizzato da un lago salato popolato da decine di migliaia di fenicotteri. A proposito della zona paludosa: è qui che ho avuto, per la prima volta, esperienza dell’aggressività degli elefanti, uno ci ha minacciato venendoci incontro con sonori barriti e con le orecchie aperte.

Lo scopo di un viaggio in Tanzania è ovviamente quello di fare un safari. Prima ancora dell'ascensione al Kilimangiaro il paese ha scommesso tutta l'economia turistica nel settore dei safari, e il parco nazionale del Serengeti è il meglio nel suo genere! Qui le immense pianure sono talmente belle e particolari da essere state dichiarate Patrimonio mondiale dell'UNESCO. In questa gigantesca savana si scoprono scene di vita animale visti nei documentari in televisione, eppure, qui si può ammirare la natura allo stato più puro e più grezzo.

Nel Serengeti, tra più di un centinaio di specie animali, abbiamo avuto la possibilità di vedere i famosi “Big Five”: leone, leopardo, elefante, bufalo, rinoceronte; ma a onor del vero il rinoceronte lo abbiamo avvistato, ma solo in lontananza. Il paesaggio cambia tutto l'anno col mutare delle stagioni ma miglior periodo per vedere gli animali è la stagione secca, da giugno a novembre, quando l'erba è rada. Ogni anno il parco nazionale del Serengeti è teatro di grandi migrazioni di gnu, è uno spettacolo eccezionale.

Il Lake Manyara Wildlife Lodge era in sintonia con l’ambiente circostante; baobab, scimmie e la natura selvaggia tutt’intorno… La mattina dopo, ci siamo avviati verso il Serengeti e qui, dietro una curva (come sempre quando meno te l’aspetti…), l’incontro della vita da amante dei felini…: un enorme leone accovacciato alla nostra sinistra in placida attesa.

Non trovo quasi le parole per descrivere l’emozione che abbiamo provato: era a 4 metri dalla jeep, noncurante della nostra presenza. Ci siamo fermati a fotografarlo e filmarlo da tutte le angolature possibili, in tutti i suoi movimenti. Era semplicemente regale, il re della foresta.  Poi all’improvviso si è alzato e ha attraversato la strada e si è andato a sdraiare dalla parte opposta, come se fosse leggermente infastidito alla nostra insistenza nell’osservarlo, non riuscivamo a staccare gli occhi da questa bestia magnifica.

A malincuore siamo ripartiti, ma non scorderò quegli occhi dorati che “ci guardavano”. Tutto il resto della giornata è trascorso con altri incontri all’altezza delle nostre aspettative. La sera abbiamo raggiunto il campo tendato, e all’inizio, qualche componente preoccupato e fifone della compagnia aveva avanzato qualche dubbio sul dormire “in tenda”; si ipotizzavano scorpioni, tarantole, serpenti nei materassini visite notturne di leoni e “piacevolezze” varie, anche se era stato detto in lungo e in largo che i campi tendati erano caratteristici si, ma confortevoli e lussuosi.

Posso assicurare che quella dei campi  è stata un esperienza favolosa. Le tende in realtà erano “tendoni” con camera matrimoniale, zona bagno e zona salotto, pavimento in stuoie e tappeti, grande tende bianche a separare i vari ambienti, arredamento completamente in legno ed un sistema per fare la doccia …mitico, acqua riscaldata versata a mano in un contenitore sul tetto che garantiva una lunga doccia a calda a tutti.

Anche i particolari erano molto curati; luce dorata delle lanterne in ferro battuto, accappatoi bianchi, un bauletto in cuoio, zanzariere alle pareti e sopra tendoni verdi legati da cordoni di perline multicolori. Ma la vera meraviglia è stata la cena… Anche qui eravamo gli unici ospiti; tavolata apparecchiata come nei film, con tovaglie e posate ineccepibili, tripli bicchieri e servizio inappuntabile, menu delizioso e variegato. Sembrava di essere in un ristorante cittadino, ma in realtà eravamo nei parchi! 

La stradina che andava dalla tenda al nostro tavolo era tutta illuminata da torce e nello spiazzo antistante un grosso falò rendeva l’atmosfera magica e molto, molto africana, con i colori rosso dorato del tramonto che andavano stemperandosi all’orizzonte, il cielo stellato che prendeva posizione e una  grande luna. La descrizione di quelle serate non rende; le semplici parole non potranno mai spiegare il silenzio, i profumi, i fruscii, gli odori e le sensazioni di quelle notti.

Inutile dire che non abbiamo mai avuto visite sgradevoli o altro, anche se dormivamo con un orecchio teso  sempre all’ascolto di tutto quello che si intuiva muoversi intorno a noi e l’alba, immortalata in alcune foto, è stata coinvolgente. Questo è uno dei motivi per cui mi piace raccontare alcune mie esperienze di viaggio: scrivere è rivivere le emozioni e le sensazioni. 

E poi, spero di far venire a tanti la voglia di viaggiare, di scoprire e soprattutto di andare in quel Continente meraviglioso che è l’Africa. Dopo le  ricche colazioni, si  ripartiva  alla volta di un nuovo safari, durante i quali abbiamo visto un pò di leonesse con a seguito i cuccioli, anche se, dopo tanti incontri, il tasso di emozione si era un pò stabilizzato. Una di queste “signore” però si è letteralmente strusciata addosso alla fiancata della jeep, causando qualche brivido.

Uno degli incontri più esaltanti è stato con un ghepardo che sbranava a morsi un’impala a una decina di metri da noi, con un gruppo di enormi avvoltoi che aspettava il proprio turno a 3 metri da lui.  Ad un certo punto uno degli avvoltoi, presumibilmente il capobranco, si è avvicinato un pò troppo e il ghepardo gli ha ruggito contro obbligandolo a ritrarsi e ristabilendo così le gerarchie alimentari.

L’ultima notte del safari è stata nel parco Tarangire e solo il “timore” di imbattermi in un leone alla ricerca dello spuntino di mezzanotte mi ha impedito di trascorrere il resto della nottata su una delle poltroncine del terrazzino antistante il bungalow.

La mattina dopo, tristi, abbiamo ripreso contatto con la civiltà rientrando ad Arusha, caotica città, dove abbiamo visitato una casa/famiglia per ragazze madri sovvenzionato da italiani, e abbiamo cenato con loro. La notte trascorsa in un resort lussuoso, gestito da finlandesi ci ha preparato alla partenza, con un piccolo aereo tutto per noi, per Stone Town, consci che, malgrado ci aspettassero un altro paio di giorni di vacanza, qualcosa di magico era comunque finito.

Stone Town è la capitale dell’isola di Zanzibar, dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per la sua importanza storica e la sua architettura veramente originale. Svolse un ruolo fondamentale nel commercio degli schiavi, e le tracce di questo triste e disperato commercio, si vedono ancora in qualche monumento e nelle prigioni sotterranee visitabili vicino alla Chiesa di Cristo. La città non si può definite bella mainteressante, nonostante si abbia la sensazione che ci sia appena stato un bombardamento per la condizione in cui si trovano, purtroppo, gli edifici. E’ interessante osservare e riconoscere tutte le culture che sono passate di qui: indiani, omaniti, portoghesi e inglesi.

Zanzibar quindi è stata una vacanza di perfetto relax e in conclusione questo lo potrei descrivere come un viaggio perfettamente riuscito, con il solo rimpianto di non potere ripartire domattina…

CHIARA P.