Sono seduta sul divano di casa e sono passati ormai due anni dal mio arrivo in Bhutan (13 - 23 Marzo 2018) e sto cercando di tirare le somme di un viaggio per molti versi sorprendente e meraviglioso. Mentre la mia mente è impegnata a ordinare i molti ricordi, decido di scorrere le poche fotografie che ho fatto e che bastano per far riemergere i ricordi di quel tour che ho avuto il piacere di “vivere” con altri 16 compagni di viaggio !

Sono meno di 800 gli italiani che ogni anni entrano del Regno del Bhutan, una striscia di terra tra la Cina e l’India e il Tibet, un luogo tra le montagne himalayane e, proprio per questo, di difficile accesso per gli europei, e noi eravamo in 17 …. Ancora oggi, nonostante i mezzi moderni che permettono di spostarsi da un capo all’altro del globo in poche ore, entrare in Bhutan resta un’operazione complessa: pochissimi voli con scalo obbligatorio in India, procedure burocratiche lente e non proprio economiche.

Il viaggio inizia già quando l’aereo atterra, e si capisce l’unicità della propria destinazione. Atterriamo a Paro, un paese di 20.000 abitanti, unico luogo del Regno abbastanza pianeggiante per un aeroporto internazionale, dove gli aerei atterrano e decollano solo di giorno e in condizioni di tempo ottimale. A Paro oltre alla nostra guida, ci attende anche un silenzio irreale e un tempo magnifico, ma l’impressione di tutti è quella di avere tagliato ogni legame sia con il mondo occidentale sia con le caotiche metropoli del sud est asiatico: frenetiche, rumorose, soffocate dai gas di scarico dei motorini e dei tuk tuk. 

E' un paese “tradizionale", il Bhutan; i miei compagni fotografi qui si potranno sbizzarrire a volontà visto che tutti indossano abiti tradizionali, e imposti dalla legge! È governato da una monarchia molto rigida: il re del Bhutan, educato a Oxford, vuole guidare il suo popolo verso il progresso in modo graduale, e fa di tutto per mantenere intatti i valori della società. In Bhutan non ci sono giornali internazionali e la televisione è stata ammessa solo tre anni fa. La popolazione è principalmente buddhista e l’atmosfera è quindi molto simile a quella del Tibet con monasteri buddhisti, feste con danze rituali di monaci, e, come particolarità, gli ‘dzong’,

enormi fortezze che ospitano sia il potere temporale che quello spirituale, sorti in punti strategici, che servivano per sorvegliare il possibile avvicinarsi di eserciti stranieri. Prima di partire avevo letto che in tutto il paese è entrata in vigore la legge anti-fumo; una legge un po' confusa nell’applicazione concreta. Qualche giorno prima il Re, in un’intervista rilasciata a giornalisti indiani, aveva ammesso di fumare, e anche molto, ma aveva dichiarato di aver imposto questo divieto per il bene delle future generazioni, paese democratico, il Bhutan! Nella nuova normativa risulta che ogni turista può portare con se una stecca di sigarette gratis, con il divieto di venderle nel paese.

La nostra prima tappa è Thimphu, la capitale, che ci riporta verso il nostro mondo, ovunque supermercati ben forniti, negozi di souvenir e discoteche, ma il mercato è rimasto caratteristico, dove le bancarelle spesso altro non sono che un coloratissimo tappeto steso per terra; l’odore di pesce secco è forte e ci sono noci moscate fresche utilizzate per la composizione del betel (un bolo che masticano gli uomini e le donne fatto da noce di betel, calce ed altre spezie, con un effetto narcotico, che lascia una colorazione rossastra nei denti ed è altamente cancerogena!!!), verdure e oggetti vari per l'uso quotidiano dei locali.

A Thimphu è rimasta ancora la mancanza di semafori, c’è  ancora il vigile al centro degli incroci  che avverte gli automobilisti, - pochi a dire la verità - se possono proseguire o fermarsi. Ma la natura, che varia da una vegetazione tropicale al freddo himalayano, è ciò che colpisce di più in questo Paese! Lungo la strada centrale che porta in Bumthang e poi prosegue per il confine con l’Assam - area in questo periodo vietata ai turisti - è un susseguirsi di foreste lussureggianti, scimmie che vengono fino al bordo della strada quasi per far ammirare la loro bellezza, piccoli cervi che camminano tranquillamente al bordo della strada.  E i fiori…quanti fiori ci sono!

La foresta è punteggiata di immensi rododendri in fiore, e magnolie gigantesche sorgono un po' dovunque quasi a formare un bosco nel bosco. La sera faceva freddo ma eravamo riscaldati da stufe a legna  sistemate nella sala da pranzo e nelle camere. Quello che colpisce del Regno è la sua straordinaria   originalità nel concepire lo sviluppo e l’esistenza umana. Siamo all’interno di un tesoro culturale che vanta più di duemila anni di storia, quello che in Tibet si sta lentamente sciogliendo, qui è ancora vivo e celebrato quotidianamente.

Il buddismo della scuola Drukpa rappresenta una importante declinazione del buddismo tibetano e,  all’occhio occidentale, racchiude dottrine molto complesse, difficili da comprendere se non si arriva preparati. In Bhutan il buddismo tantrico comprende diverse varietà di scuole e rami, ognuna con una sua ritualità e filosofia leggermente diversa. Siamo in un Paese asiatico in via di sviluppo, ma parlando con la gente del luogo, quello che affiora è l’idea di portare avanti una crescita sostenibile e legata al progresso, che tenga conto della felicità della gente.

Il Bhutan ha da anni messo in campo un gruppo di studiosi che tenta di valutare la ricchezza del Paese attraverso un indice di “felicità interna lorda”, al posto del classico prodotto interno lordo. Parlando con le persone si capisce che sono realmente sereni e che effettivamente non è una leggenda, sono un popolo realmente felice, per ora, e vedremo poi se le nuove generazioni riusciranno a mantenere questo status. 

Il più bel ricordo del viaggio è legato al Monastero detto “la Tana della Tigre” e ci si può arrivare a piedi oppure a cavallo. La camminata dura tra le  2 e le 3  ore e costituisce una delle escursioni più belle che si possano fare nel Paese.

I meno avvezzi alle camminate o i pigri  sono saliti a cavallo, ma solo fino alla caffetteria, un ristorante – sala da tè da cui si gode un’ottima vista. Il sentiero sale tra i pini dell’Himalaya fino ad arrivare a tre ruote di preghiera azionate ad acqua, per poi affrontare il crinale attraverso ripidi tornanti. Dopo una salita di circa un’ora, con un dislivello di 300 metri, si incrocia  un piccolo chorten e alcune bandiere di preghiera sul crinale. Da qui una breve camminata ci ha condotti a un’oasi di ristoro… la caffetteria, a quota 2.940 metri, dove abbiamo goduto del riposo e  di un’anteprima della vista del monastero sorseggiando una tazza di the. 

Siamo ripartiti e dopo circa un’altra ora, camminando tra saliscendi, siamo giunti alla foresteria del  monastero. Una grotta e una targa segnano il luogo dove nacque il precedente Je Khenpo, la più alta autorità buddhista del Bhutan. Seguendo il sentiero principale, si accede anche a uno spettacolare  belvedere (3140 metri), da cui si vede il monastero come se fosse a portata di mano, ma il sentiero prosegue accanto a una cappella e scende fino a raggiungere una cascata e il Singye Pelphu Lhakhang – la grotta del leone delle nevi – un eremo destinato alla meditazione, situato all’interno di un crepaccio  roccioso, poi risale fino all’ingresso del monastero e finalmente ci siamo!!!!

Dopo un meritato riposo siamo ripartiti per visitare il Monastero e i dintorni e per capire perché si chiama così, infatti i monaci ci hanno spiegato che la leggenda racconta che questo luogo venne raggiunto in volo da Guru Rinpoche a cavallo di una tigre, con l’obiettivo di sottomettere un demone. Ai turisti è consentito visitare il monastero a patto che borse e macchine fotografiche vengano depositate all’ingresso e occorre, inoltre, registrare i propri dati presso la locale postazione militare. Il ritorno non è stata semplice come speravamo, perché comunque abbiamo fatto continui saliscendi fino a raggiungere i nostri compagni, fermi alla caffetteria, e pranzare con loro con una splendida vista davanti agli occhi.

La tipica casa Bhutanese ricorda vagamente le nostre case di montagna nel Friuli il primo piano in pietra, poi due piani in legno ed un tetto in lamiera con un sottotetto aperto usato per tenere ben aerati e secchi i prodotti agricoli. Gli animali vivono al primo piano in genere pecore, capre o yaks e al primo piano in una grande stanza vive la famiglia. Sorprende l'assenza di mobili, con l'eccezione della stufa a legna che serve sia per scaldare che per cuocere. Al piano di sopra ci sono le camere da letto e in genere un tempietto con una bella stanza, la più bella, riservata ai monaci o agli ospiti di passaggio.

I Bhutanesi sono gentili, vegetariani e buddisti, tranne che a Thimpu, dove un macellaio indiano gestisce l'unica fonte di carne fresca (per i bhutanesi è peccato uccidere gli animali, ma non per i non buddisti),  date le tempistiche degli spostamenti e la scarsità di frigoriferi è meglio prestare attenzione alle rare pietanze di carne, infatti la dieta locale è sostanzialmente vegetariana. A differenza che in India e negli altri paesi della zona, negoziare il prezzo non è ammissibile, quando si cerca di tirare sul prezzo o di ottenere uno sconto i Bhutanesi ti guardano con uno sguardo incredulo e lasciano perdere.

Ogni giorno passato in Bhutan mi ha convinto sempre più della particolarità e della ricchezza di questo  piccolo angolo di quiete nel cuore del continente asiatico, che ti dà molto più di quello che ti aspettavi prima di visitarlo, e viene da pensare che niente potrà modificare lo stile di vita dei suoi abitanti,  fortemente legati alle loro tradizioni e c'è da sperare che sia così. Il volo di ritorno è posticipato a causa di un guasto alla linea aerea del paese (avendo la Drukair solo due aeroplani ed essendo uno in riparazione, l'altro si è trovato a fare tutte le tratte previste, con conseguente ritardo di tutte le partenze!), come se  volessero assecondare la mia volontà di non lasciare questo straordinario paese; invece, dopo un paio di ore di attesa  ci siamo  ritrovati a Calcutta, un rientro un po' "traumatico" dopo dieci  giorni trascorsi nella pace tra le montagne del Bhutan, a contatto con una realtà che non si trova in nessun altro posto al  mondo!!!!

CHIARA P.